Non servono roghi in piazza se il libro non appare nel feed
Ai tempi della Controriforma, l’Indice dei libri proibiti era un catalogo fisico, un volume rilegato che stabiliva il confine tra la salvezza e l’eresia. Oggi, nel 2026, l’Indice non ha più una copertina. È diventato liquido, frammentato e, soprattutto, governato da algoritmi. In poche parole, è un Indice invisibile.
Lo “Shadow Banning” editoriale e il puritanesimo algoritmico
La prima forma di proibizione moderna non avviene nelle librerie, ma nei flussi digitali. Le grandi piattaforme di distribuzione e i social media utilizzano algoritmi di “sicurezza” che spesso ricalcano le agende politiche contingenti. Un saggio critico non viene “bruciato”, viene semplicemente reso irrilevante non mostrandolo nei feed.
I filtri della visibilità
- Temi sensibili. Contenuti su conflitti geopolitici caldi o critiche radicali verso il sistema di gestione dei flussi migratori, per esempio, subiscono una riduzione drastica della visibilità.
- Engagement negativo. Se un libro non genera interazioni positive o tocca temi etichettati come “sensibili” dai termini di servizio delle big tech, sparisce dalla vista del pubblico potenziale.
- Cecità culturale delle AI. Se poi parliamo dei titoli dei libri (parole) o delle copertine (immagini) I Content Moderator AI delle grandi piattaforme non leggono il contesto, ma riconoscono solo pattern visivi e semantici.
Facciamo degli esempi legati ai libri di 8tto. Consideriamo titoli e copertine di quattro di essi: Il corpo inverso, Gli agonizzanti, Humoursex e Lo zio cadavere:
Nonostante le policy dichiarino di fare eccezioni per l’arte, la realtà del 2026 mostra una “cecità culturale” cronica dei sistemi automatizzati. L’algoritmo di Meta e TikTok fatica ancora a distinguere tra un quadro di Botticelli e la pornografia. Casi recenti (come quello dello scultore Jago nel 2025) dimostrano che i nudi artistici vengono spesso oscurati o dotati di avvisi di “Contenuto Sensibile”. Questo non cancella l’immagine, ma ne crolla la diffusione (reach) del 70-80% perché le piattaforme non li mostrano nelle sezioni “Esplora”.
Tolleranza zero per le armi. Un’immagine di una pistola, anche se inserita in un contesto narrativo o in una copertina di un giallo, attiva immediatamente i filtri di “Promozione della violenza”. La conseguenza è lo Shadow Banning: il post resta online, ma la circolazione è fortemente penalizzata.
Analisi semantica: l’impatto delle parole sul SEO
Parole strettamente proibite non ce ne sono, ma l’algoritmo ha le sue precise preferenze. Gettando in pasto i nostri quattro titoli, ecco – a grandi linee – i risultati.
| Parola | Effetto algoritmico | Nota Bene |
| cadavere | Penalizzata | Associata a “contenuti violenti”, spesso evitata tramite eufemismi. |
| sex | Monitorata | Se usata come keyword isolata, scatta il filtro “Adult Content”. |
| agonizzanti | Penalizzata | Inserita nel cluster “Tragedy & Conflict”. Evitata dagli inserzionisti. |
| corpo | Premiata | Neutra, ottima resa SEO se legata a salute o mindfulness. |
Peccato che nessuno abbia suggerito a Regina di Luanto la tecnica del Voldemorting, chiamando il suo romanzo Coloro che restano sulla soglia o Le stanze del tramonto, invece de Gli agonizzanti, per ingannare il Natural Language Processing. Per l’immagine di copertina invece, la colpa è tutta nostra, ma il quadro di Guglielmo Bianchi ci sembrava perfetto, stolte che siamo!
La scuola come campo di battaglia: il “Parental Oversight”

Se nel digitale la censura è un fantasma tecnologico, nelle scuole italiane del 2026 si è fatta muscolare. Non si tratta più solo di circolari ministeriali, ma di una pressione che parte dal basso, mediata da comitati di genitori e associazioni ideologizzate che scavalcano l’autonomia didattica. Sono loro, in questo caso a redigere il nuovo Indice invisibile
L’esempio dei “Testi Sensibili”
Un caso emblematico riguarda il monitoraggio dei registri dei prestiti e dei cataloghi d’istituto, con segnalazioni sistematiche di testi sull’educazione affettiva o saggi sulla comunità LGBTQ+ (come il lavoro di Maya De Leo, Queer. Storia culturale della comunità LGBT+), ritenuti “inadatti” alla fascia scolare.
Censura per cautela
Secondo i monitoraggi di Amnesty International nel suo report e dell’osservatorio Index on Censorship, il 2025 ha visto un restringimento dello spazio per la libertà di espressione in diversi paesi europei, Italia inclusa, con particolare riferimento alla “scure” della censura su temi legati all’identità di genere e alla storia contemporanea. In alcuni casi i dirigenti scolastici hanno preferito “ritirare preventivamente” alcuni titoli per evitare conflitti o problemi. Non serve un decreto ufficiale se il clima non proprio sereno spinge a scegliere la via del minor rischio.
L’Indice burocratico: la censura nei bandi pubblici
Il fenomeno della “cautela” sta infettando anche il sistema delle biblioteche comunali. Fino a pochi anni fa, l’acquisizione era guidata dalla bibliodiversità; oggi assistiamo a una mutazione silenziosa.
L’esclusione dai bandi
In alcuni comuni, i bandi per il rifornimento delle biblioteche civiche iniziano a contenere clausole ambigue sulla “coerenza con i valori del territorio”. Questo termine vago permette di escludere testi che trattano temi sociali “scomodi”, privilegiando cataloghi più neutri. Di nuovo, un Indice invisibile.
Il blocco degli acquisti
Come evidenziato dai monitoraggi dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), molti bibliotecari ammettono di aver smesso di ordinare titoli potenzialmente controversi per evitare interrogazioni in consiglio comunale che potrebbero mettere a rischio i fondi per l’intero sistema bibliotecario.
Ma allora la resistenza è analogica?
La censura del passato creava martiri; la “censura per cautela” del 2026 crea vuoti. È comunque un miglioramento, intendiamoci, ma sempre censura resta. Se un libro non viene comprato dalla biblioteca e non appare nel feed, quel libro cessa di esistere per la comunità, rientra nell’Indice invisibile. Stiamo scivolando verso un’editoria “innocua”, dove il rischio intellettuale viene scoraggiato non da un tribunale, ma da un foglio di calcolo che teme le polemiche. La vera circolazione delle idee sta tornando a farsi “sottoterra”: nelle librerie indipendenti e nei circoli di lettura privati, nelle micro fiere fuori dai grandi circuiti e dalle logiche mainstream, dove il “proibito”, ai tempi di Internet, trova ancora asilo.
