Dietro l’enigmatico nome d’arte di Sfinge si nasconde Eugenia Codronchi, autrice anticonformista in letteratura e nella vita. Nacque ad Imola il 15 aprile 1865 dal conte Giovanni, politico di idee liberali e da Giulia Pizzoli, che provvidero a darle un’accurata educazione.
Collaboratrice di numerosi periodici, nel saggio Femminismo storico, uscito nel 1901, ricostruisce una genealogia di donne illustri e di forte temperamento, in una linea che da Cleopatra arriva fino a George Sand. Tra le sue frequentazioni culturali troviamo Carducci e Panzacchi, ma anche Grazia Deledda e Clelia Romano Pellicano, spesso ricevute nell’abitazione romana che lei condivideva con Bianca Belinzaghi, conosciuta nell’ambito artistico con lo pseudonimo di Guido da San Giuliano. Le due scrittrici vissero insieme non soltanto a Roma ma anche nel castello di Coccapane, vicino ad Imola, fino alla morte di Eugenia, avvenuta il 2 giugno 1934.
Nelle opere di narrativa di quest’autrice viene analizzata, attraverso una prospettiva ironica, la grande varietà delle dinamiche di coppia all’interno dei codici, moralistici quanto ipocriti, dell’alta borghesia; ma non manca l’interesse verso gli eventi storici, come dimostra La costola di Adamo, romanzo del 1918 in cui viene rappresentata la “settimana rossa”, una rivolta popolare che si svolse in Romagna nel giugno 1914.
I racconti Un dolore inconfessabile e Le vie della salute sono tratti rispettivamente da Il castigamatti (1919) e La gaia scienza (1924).