Giornalista e scrittrice con il nome d’arte di Jane Grey, che nel 1553 fu regina d’Inghilterra per soli nove giorni, Clelia Romano Pellicano nacque a Napoli il 29 maggio 1873 da famiglia nobile e di idee liberali. Sposatasi giovanissima con il marchese calabrese Francesco Pellicano, da cui ebbe sette figli, visse tra Gioiosa Jonica, Castellamare di Stabia e Roma. L’attenta osservazione del condizionamento operato dalle consuetudini e delle profonde disparità esistenti all’interno della società, in particolare di quella calabrese, stimolò sia la composizione delle raccolte di novelle Coppie (1900) e Novelle calabresi (1908), sia la produzione di documentate inchieste sulle industrie e sulle operaie. Al centro del suo interesse è la secolare condizione subalterna della donna che da oggetto di analisi storica e di affilata denuncia sociale, finisce per diventare un potente incentivo a entrare nel movimento emancipazionista, in cui acquistò un ruolo rilevante. In qualità di socia delegata del Consiglio nazionale delle donne italiane, partecipò al Congresso internazionale femminile per il voto alle donne, tenutosi a Londra nel 1909, raccontandone poi lo svolgimento sulla rivista La donna; nel 1914 prese parte al Congresso indetto a Roma per rivendicare i diritti sociali e politici delle donne.
Morì il 2 settembre 1923 a Castellamare di Stabia.
I racconti La dote e La fine di un amore sono tratti rispettivamente da Novelle calabresi e La vita in due (1908).