Vincenza Pleti Rosic Pare Spèrac – è questo il nome con cui venne registrata all’anagrafe Beatrice Speraz – nacque a Spalato, in Dalmazia, il 24 luglio 1839, da Marin Sperac, slavo di modeste origini, e da Elena Alessandri, proveniente da una nobile famiglia d’Istria. Nella novella d’ispirazione autobiografica Due case racconta la prematura scomparsa dei genitori e la sua adolescenza ribelle nella casa dei nonni materni. La sua vita privata fu contrassegnata da drastici cambiamenti: lasciò il marito, il conte Giuseppe Vatta di Pirano, e i figli nati da quell’unione combinata e infelice, per stabilirsi a Trieste dove iniziò l’attività giornalistica; lì conobbe Giuseppe Levi, da cui avrebbe avuto quattro figli e con lui visse a Firenze; infine, dopo la morte di Levi, si trasferì a Milano. Qui strinse amicizia con Marchesa Colombi, si avvicinò agli artisti della Scapigliatura e agli ambienti socialisti iniziando a collaborare con La cronaca rosa di Filippo Turati e con Il Corriere della Sera su cui pubblicò a puntate, nel 1887, il romanzo Numeri e sogni dietro lo pseudonimo di Bruno Sperani. Nelle sue numerose opere tratte dalla vita contemporanea elargamente apprezzate sia dal pubblico sia dai critici, che le riconoscevano doti di “osservatrice e pensatrice”, rappresentò con stile incisivo le battaglie dei lavoratori (La fabbrica, 1893), la duplice oppressione delle donne, nel lavoro e nell’ambito familiare (Tre donne,1891), il condizionamento dei pregiudizi e dei tabù sociali.
Morì a Milano il 2 dicembre 1923.
Il racconto Nella buona società è tratto da Nella nebbia (1889).