A caccia di nuove voci

Sembra davvero surreale parlarne adesso, ma sono ormai tre anni che intorno a febbraio-marzo le 4/8 se ne vanno a Londra. A fare scouting con annesso brainstorming, diciamo sempre a chi ce ne domanda il motivo, ma in realtà noi sappiamo qual è la verità: andiamo in gita scolastica. Non c’è niente come lo stare insieme che ci renda focalizzate sulle nostre priorità, sugli obiettivi da raggiungere e i piccoli passi appena compiuti. E poi sì, è vero, andiamo anche a scoprire nuovi talenti da pubblicare, e preferiamo farlo sul campo, parlando con i librai e gli addetti ai lavori, piuttosto che sedute alla nostra scrivania spulciando asettiche mail o cataloghi online. Se negli ultimi due anni abbiamo partecipato alla London Bookfair, questa volta abbiamo deciso di mescolare un po’ le carte. Sapevamo che a Faversham, vicino a Londra, si tiene ogni anno il FavLitFest, un Festival di editoria indipendente che sembrava tagliato su misura per noi. Lo sapevamo perché ogni anno partecipa anche Influx Press, editore di Clare Fisher, e Gary, il nostro spacciatore autorizzato di perle letterarie e di ottima birra, ci aveva consigliato di venire. E sinceramente non trovavamo un motivo valido per rifiutare il suo invito…

Così intorno alla metà di febbraio siamo volate a Londra, ma solo per raggiungere in un’ora di treno Faversham, pittoresca cittadina immersa nella contea del Kent. Alloggiavamo in un delizioso B&B con vista sullo Swale, il canale navigabile dell’estuario del Tamigi che separa l’isola di Sheppey con il resto della contea. Avevamo meno di ventiquattro ore per farci un’idea del festival – e dei pub della zona. Essendo il primo giorno, il FavLitFest non era entrato ancora nel pieno della programmazione ma la concentrazione di piccole librerie è stata più che sufficiente a farci innamorare del posto. A partire da Top Hat & Tales, dove si vendono cappelli di ogni foggia e dove trova spazio un’accurata selezione di editori indipendenti. Cosa c’è di meglio che spulciare tra le pagine di quello che potrebbe diventare il tuo prossimo titolo di punta indossando un basco color ocra?

Un vento sferzante portava insieme all’insistente aroma di luppolo proveniente dai birrifici locali un’aria di malinconia e cambiamento. E trasportata proprio dal vento come una Mary Poppins contemporanea, una signora ci ferma per strada, ci chiede se abbiamo bisogno di indicazioni e ci fa sapere con le lacrime agli occhi quanto le dispiaccia non far più parte dell’Europa, che lei se li ricorda molto bene i tempi dell’odio, della divisione, delle barriere, e che sognava soltanto di fare ancora parte di quella grande famiglia da cui si è sentita abbracciata e protetta nel momento del bisogno. Avremmo scoperto poi che suo marito era un commerciante di stoffe, uno di quelli che si sparava un Londra-Milano solo per toccare un particolare tessuto, e che credeva nella bellezza come valore etico universale. Non gli sarebbe piaciuto quello che stava accedendo in quel momento in Inghilterra e lei era contenta che non vi potesse assistere, anche se le mancava moltissimo, pace all’anima sua. Spesso una buona storia la trovi dove meno te l’aspetti.

Il giorno dopo siamo tornate a Londra, per il nostro consueto giro di librerie indipendenti. Ve ne avevamo già parlato qui ma non avevamo menzionato la Burley Fisher, un piccolo gioiello in Kingsland Road. Uno dei due proprietari è Samuel Fisher, libraio, editore con la sua Peninsula Press, nonché nuovissima acquisizione di 8tto. Sam ci ha contagiato con i sorrisi e l’entusiasmo di chi ha fatto della propria passione un lavoro. Con molti sacrifici, a volte navigando a vista, non sempre compreso, ma di sicuro ripagato di ogni cosa. Aggrappiamoci a queste storie di resistenza quando, per un motivo o per l’altro, non crediamo più nelle nostre.

Siamo rientrate alla base quel maledetto venerdì 21 febbraio e quando ad attenderci a Malpensa abbiamo trovato un operatore sanitario bardato come un membro dell’equipaggio dell’Apollo 13 pronto a misurarci la temperatura abbiamo intuito che qualcosa era cambiato. La portata di questo cambiamento l’avremmo compresa solo qualche settimana dopo. Adesso Faversham e Londra ci sembrano lontanissime, una distanza che è insieme fisica e mentale. Stiamo riconsiderando molti dei nostri piani, a partire dalla data di uscita dei prossimi due libri, libri che, ne siamo sicure, vi piaceranno moltissimo. Rivediamo la programmazione degli eventi e anche una partecipazione illustre che non vedevamo l’ora di potervi comunicare. Mentre sto scrivendo, le librerie hanno chiuso e nemmeno la consegna a domicilio dei libri, che potrebbero secondo me essere tranquillamente definiti beni di prima necessità, è consentita. Siamo tutti in difficoltà, nessuno escluso. Ma non importa. Ci rimbocchiamo le maniche, riprogrammiamo, riscriviamo, facciamo telefonate fiume su FaceTime per non perdere quella consuetudine al confronto che è sempre stato il nostro punto di forza. E soprattutto ricordiamo: la positività di Sam e la sua voglia di fare, l’energia di tutti i librai che abbiamo incontrato in quei due giorni di gita scolast… ehm scouting, le lacrime di chi si sentiva solo e smarrito all’idea di non far più parte di qualcosa di grande e che credeva fermamente nella libera circolazione di persone e idee. Ma ci riprenderemo e, quando torneremo, saremo un po’ più preparate a gestire le emergenze e soprattutto non daremo mai più per scontato un solo abbraccio.

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